Cos’è l’assegno unico universale
L’assegno unico universale (AUU) è un contributo mensile introdotto dal decreto legislativo n. 230 del 2021 per sostenere economicamente le famiglie con figli a carico.
Il termine “unico” indica che ha sostituito tutti i precedenti bonus e detrazioni legati alla genitorialità (come il bonus bebè o le detrazioni fiscali per figli minori), mentre “universale” significa che è destinato a tutti, indipendentemente dal tipo di lavoro o dalla condizione economica.
L’assegno viene erogato dall’INPS e copre un periodo che va da marzo di ogni anno fino a febbraio dell’anno successivo. Gli importi non sono uguali per tutti: variano in base all’ISEE del nucleo familiare, al numero e all’età dei figli, e alla presenza di eventuali disabilità.
Anche chi non presenta l’ISEE ha comunque diritto a un contributo minimo, perché la misura è universale nel vero senso del termine.
Lo scopo è duplice: da un lato aiutare concretamente le famiglie nelle spese di mantenimento dei figli; dall’altro favorire la natalità con un sostegno continuativo e più semplice da gestire rispetto ai precedenti incentivi.
Chi può richiedere l’assegno unico
Possono chiedere l’assegno unico i genitori con figli a carico che rispettano alcuni requisiti generali di cittadinanza e residenza, stabiliti dall’articolo 3 del d.lgs. 230/2021.
In particolare, il richiedente deve:
- essere cittadino italiano, dell’Unione Europea o familiare di cittadino UE con diritto di soggiorno;
- oppure cittadino extracomunitario con permesso di soggiorno UE per lungo periodo o permesso unico di lavoro o ricerca valido almeno sei mesi;
- essere soggetto al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia;
- e avere la residenza e il domicilio in Italia, con almeno due anni di residenza (anche non continuativi).
Il beneficio spetta anche per i figli nati dal settimo mese di gravidanza, senza distinzione tra figli naturali, adottivi o in affido.
Assegno unico: fino a che età spetta
Il diritto all’assegno unico prosegue fino al compimento dei 21 anni di età del figlio, ma solo se vengono rispettate alcune condizioni.
Il contributo continua infatti per i figli maggiorenni che:
- frequentano un corso di studi scolastico, professionale o universitario;
- svolgono un tirocinio o un’attività lavorativa con reddito annuo non superiore a 8.000 euro;
- risultano disoccupati e iscritti ai servizi pubblici per l’impiego;
- oppure svolgono servizio civile universale.
Rientrano tra i “figli a carico” quelli indicati nel nucleo familiare ai fini ISEE. Se il figlio maggiorenne non convive con i genitori ma è fiscalmente a loro carico e non ha coniuge né figli, la legge prevede che possa essere “attratto” nel nucleo dei genitori, in modo da non perdere il diritto alla prestazione.
Come si calcolano gli importi
L’importo dell’assegno unico non è fisso, ma varia in base all’ISEE, all’età dei figli e ad alcune situazioni particolari (come disabilità o numero di figli).
Il riferimento normativo principale è l’articolo 4 del d.lgs. 230/2021, mentre ogni anno l’INPS aggiorna le tabelle degli importi con una circolare: per il 2025 la fonte è la circolare INPS n. 33 del 4 febbraio 2025.
Per il 2025:
- con un ISEE fino a 17.227,33 euro, l’importo massimo è di 201 euro al mese per ciascun figlio minorenne;
- con un ISEE pari o superiore a 45.939,56 euro, l’importo minimo è di 57,50 euro mensili.
Questo significa che tutte le famiglie con figli, anche quelle con redditi alti o prive di ISEE, ricevono comunque un contributo.
Assegno unico 2025: aumenti e maggiorazioni
Dal 1° gennaio 2025, gli importi dell’assegno sono stati aggiornati per adeguarli all’inflazione (+0,8%). Oltre alla quota base, la legge prevede una serie di maggiorazioni in determinate situazioni:
- fino a 97,70 euro per i figli successivi al secondo;
- 23 euro al mese per ogni figlio se la madre ha meno di 21 anni;
- 150 euro mensili per le famiglie con almeno quattro figli;
- da 97,70 a 120,60 euro per i figli con disabilità, in base al grado di gravità;
- fino a 34 euro mensili per ciascun figlio se entrambi i genitori lavorano.
Un aspetto importante è che l’assegno unico non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF, come specifica l’articolo 8 del decreto istitutivo.
In pratica, l’importo ricevuto non va dichiarato nella dichiarazione dei redditi e non influisce sul calcolo delle tasse.
Come fare domanda
La richiesta dell’assegno unico si presenta una sola volta e resta valida fino a revoca o variazioni nel nucleo familiare.
Dal 1° marzo 2023 l’INPS rinnova automaticamente l’erogazione per le domande già accettate, senza bisogno di presentarla ogni anno.
Puoi inoltrarla:
- online, sul portale INPS (con SPID, CIE o CNS);
- tramite CAF o patronato;
- oppure chiamando il contact center INPS (803 164 da fisso, 06 164 164 da mobile).
Modalità di pagamento
Il pagamento è effettuato direttamente dall’INPS, generalmente nella seconda metà del mese successivo a quello di competenza.
Le modalità disponibili sono:
- accredito su conto corrente bancario o postale;
- versamento su libretto di risparmio o carta prepagata con IBAN;
- bonifico domiciliato presso Poste Italiane.
Assegno unico e genitori separati
In caso di separazione o divorzio, la regola generale è la suddivisione a metà dell’importo tra i genitori, come prevede l’articolo 6, comma 4, del d.lgs. 230/2021.
Tuttavia, ci sono alcune eccezioni importanti.
- Affidamento esclusivo: se il giudice affida il figlio a uno solo dei genitori, l’assegno spetta interamente a quest’ultimo. La Circolare INPS n. 23/2022 lo chiarisce espressamente: in caso di affidamento esclusivo, l’assegno “è corrisposto al genitore affidatario”.
- Affido condiviso: se il figlio vive prevalentemente con uno dei due genitori (il cosiddetto genitore “collocatario”), il giudice può stabilire che l’assegno venga versato interamente a quest’ultimo. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 4672 del 22 febbraio 2025, ha confermato che questa scelta è conforme al “migliore interesse del minore”, poiché consente una gestione più immediata delle spese.
- Rapporto con l’assegno di mantenimento: quando un genitore percepisce interamente l’assegno unico, il giudice può tenerne conto nella determinazione dell’assegno di mantenimento, per evitare duplicazioni e assicurare una ripartizione equilibrata delle risorse. In ogni caso, anche se materialmente incassato da un solo genitore, l’assegno unico resta vincolato al sostegno del figlio e non può essere utilizzato per fini diversi.
Le prestazioni sostituite dal nuovo assegno
Con l’introduzione dell’assegno unico, dal 1° marzo 2022, il sistema dei bonus per le famiglie è stato semplificato e unificato.
Sono state abrogate o incorporate nell’AUU le seguenti misure:
- bonus bebè (assegno di natalità);
- bonus mamma domani;
- assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori;
- detrazioni fiscali per figli a carico fino a 21 anni;
- assegni familiari e ANF per nuclei con figli.
Gli assegni per il nucleo familiare sopravvivono solo per famiglie senza figli, ad esempio coppie o nuclei con fratelli, sorelle o nipoti a carico, come previsto dal d.l. 69/1988 convertito nella legge 153/1988.
Casi pratici
Un esempio concreto può aiutare a capire meglio:
- una famiglia con due figli minorenni e ISEE di 20.000 euro riceve circa 180 euro per ciascun figlio;
- se entrambi i genitori lavorano, si aggiunge la maggiorazione di 34 euro per figlio.
In caso di disabilità, le cifre aumentano ulteriormente a seconda del grado riconosciuto dall’INPS.
Conclusioni
L’assegno unico universale è ormai un pilastro del welfare familiare italiano.
Semplifica, accorpa e rende più equo il sistema dei contributi alle famiglie, offrendo un aiuto costante e modulato in base alla situazione economica.
Gli aggiornamenti 2025, con l’adeguamento ISTAT e le maggiorazioni, confermano la volontà di rendere questa misura sempre più flessibile e vicina alle esigenze reali dei cittadini.
Per chi ha dubbi su requisiti, importi o compatibilità con altri sussidi, è consigliabile rivolgersi a un patronato o consulente legale che possa verificare la situazione specifica e indicare la soluzione più vantaggiosa.
FAQ sull’assegno unico 2025
1. Cos’è l’assegno unico universale?
È un aiuto economico mensile per le famiglie con figli a carico, riconosciuto dall’INPS dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni (senza limiti per figli disabili).
2. Fino a che età spetta?
Fino ai 21 anni, se il figlio studia, lavora con reddito inferiore a 8.000 euro o è disoccupato iscritto ai servizi per l’impiego.
3. Quali sono gli importi nel 2025?
Da 201 euro per ISEE fino a 17.227 euro a 57,50 euro per ISEE oltre 45.939 euro, con varie maggiorazioni.
4. Serve l’ISEE per riceverlo?
No, ma senza ISEE si ottiene solo l’importo minimo. Con ISEE aggiornato l’INPS applica automaticamente le maggiorazioni.
5. È compatibile con altre prestazioni?
Sì, l’assegno unico si può cumulare con bonus comunali, regionali o con l’Assegno di Inclusione (ADI).
6. È tassabile?
No. L’assegno non concorre al reddito IRPEF e non va inserito nella dichiarazione.
7. Cosa succede in caso di separazione dei genitori?
Di solito viene diviso a metà. Tuttavia, in affido esclusivo o se il figlio vive stabilmente con un genitore, il giudice può disporre che l’intero importo venga versato solo a lui.