Infedeltà finanziaria e crisi coniugali: analisi e riflessioni

9 settembre 2025

L’Osservatorio sul diritto di famiglia del Network degli Avvocati Divorzisti Italiani ha analizzato il fenomeno dell’infedeltà finanziaria, ossia la mancata trasparenza tra coniugi in materia di spese, conti correnti, investimenti o debiti.

Si tratta di una dinamica sempre più diffusa a livello internazionale, con dati che mostrano come fino al 30% delle coppie abbia vissuto episodi di occultamento di informazioni economiche e come, in oltre la metà dei casi, ciò venga percepito come un tradimento grave quanto quello sessuale.

L’esperienza italiana conferma che il problema è rilevante anche nel nostro Paese. Nei contenziosi non è sempre agevole ricostruire la reale situazione patrimoniale e molte separazioni consensuali si chiudono su basi parziali. Alcuni beni sono facilmente accertabili, come immobili e quote societarie, mentre altri rapporti – depositi, conti correnti o fondi – emergono solo in sede giudiziale attraverso ordini di esibizione o indagini della Guardia di Finanza.

Lo studio conclude che una reale parità informativa è il presupposto per decisioni patrimoniali corrette, ma che questo obiettivo resta spesso difficile da raggiungere nelle separazioni consensuali.

Infedeltà finanziaria e addebito separazione

Infedeltà finanziaria e crisi coniugali: introduzione

L’Osservatorio sul diritto di famiglia del Network degli Avvocati Divorzisti Italiani ha come scopo quello di raccogliere dati, monitorare fenomeni e proporre riflessioni utili per comprendere le trasformazioni del diritto di famiglia in Italia.

In questo rapporto, l’attenzione è rivolta al tema dell’infedeltà finanziaria, ossia alla mancata trasparenza tra coniugi riguardo a spese, conti correnti, investimenti e debiti. Si tratta di un comportamento che incide non solo sul rapporto di fiducia, ma anche sugli equilibri economici e sulla gestione delle crisi familiari.

Un fenomeno diffuso

Le ricerche condotte a livello internazionale mostrano che il fenomeno è diffuso e in crescita.

Un sondaggio di US News & World Report ha rilevato che quasi il 30% delle coppie ha vissuto episodi di infedeltà finanziaria, mentre un terzo ha ammesso di aver nascosto acquisti al partner. Secondo un’indagine del 2015 riportata dal Daily Mail, una persona su cinque ha dichiarato di aver mentito sul proprio stipendio e una su quattro sulle proprie spese.

Dati riportati dalla BBC confermano che il 76% delle coppie che hanno scoperto bugie economiche ha riscontrato gravi ripercussioni nella relazione e, nel 10% dei casi, ciò ha portato al divorzio. Un sondaggio del sito Ashley Madison ha inoltre evidenziato che oltre la metà dei traditori (52%) considera l’infedeltà finanziaria altrettanto grave, o addirittura più grave, rispetto a quella sessuale.

L’esperienza italiana sull'infedeltà finanziaria e i profili di trasparenza

Dall’analisi dell’Osservatorio emerge che il fenomeno è presente anche in Italia e, nei contenziosi, non è sempre agevole ricostruire con precisione la reale situazione patrimoniale di ciascun coniuge.

Molte separazioni consensuali si chiudono su basi parziali, senza che emerga l’intero quadro economico e finanziario. In molti procedimenti il problema non è tanto l’assenza di documentazione, quanto la difficoltà di stabilire se le informazioni presentate siano complete e affidabili.

È necessario distinguere tra beni e rapporti patrimoniali che possono essere facilmente verificati e quelli che restano nascosti senza un approfondimento giudiziale.

Nel primo gruppo rientrano immobili, veicoli e quote societarie, tracciabili attraverso registri pubblici. Nel secondo rientrano invece conti correnti, depositi titoli, fondi e polizze, che possono emergere solo grazie a provvedimenti del giudice, come l’accesso all’Anagrafe tributaria, indagini della Guardia di Finanza o ordini di esibizione rivolti a banche e intermediari.

Questa asimmetria informativa comporta il rischio che chi possiede maggiori conoscenze finanziarie possa condizionare l’accordo, con conseguenze sfavorevoli per l’altro coniuge.

Il quadro normativo: la Riforma Cartabia

La Riforma Cartabia ha introdotto obblighi più severi in tema di trasparenza, imponendo la produzione delle dichiarazioni dei redditi e di una documentazione patrimoniale completa, comprensiva di estratti conto degli ultimi tre anni, deposito titoli e investimenti.

Nonostante ciò, nelle separazioni consensuali, se un coniuge possiede rapporti finanziari di cui l’altro non è a conoscenza, tali beni potrebbero non emergere, mancando un giudice che ordina approfondimenti, con la conseguenza che potrebbe arrivarsi a un accordo fondato su una conoscenza parziale della situazione dell’altro coniuge.

Conseguenze economiche e patrimoniali dell'infedeltà finanziaria

L’infedeltà finanziaria non ha solo un impatto psicologico e relazionale, ma incide direttamente sugli equilibri economici della famiglia.

Gli assegni di mantenimento per coniuge e figli rischiano di essere determinati su basi non corrette se mancano informazioni rilevanti. Inoltre, in regime di comunione, le somme accantonate o investite senza condivisione rientrano nella comunione de residuo, spettando quindi in parte all’altro coniuge, che però potrebbe non riceverle in mancanza di trasparenza.

Non sono rare le situazioni in cui una separazione iniziata con l’intento di essere consensuale si trasformi in un contenzioso giudiziale complesso e costoso, con ripercussioni economiche significative per entrambi i coniugi.

Infedeltà finanziaria e possibili riflessi sull’addebito della separazione

L’analisi dell’Osservatorio si concentra sugli aspetti economici e patrimoniali dell’infedeltà finanziaria, ma non può trascurare i possibili riflessi sul piano strettamente giuridico.

Ai sensi dell’art. 151 c.c., la separazione può essere addebitata a un coniuge quando la violazione dei doveri nascenti dal matrimonio ha reso intollerabile la prosecuzione della convivenza.

Accanto ai comportamenti tradizionalmente considerati rilevanti (ad esempio l’infedeltà coniugale o l’abbandono della casa familiare), anche condotte di sistematica opacità economica possono assumere rilievo.

La mancata trasparenza su redditi, investimenti, conti o debiti incide infatti sulla fiducia reciproca e può configurare una grave violazione del dovere di collaborazione e contribuzione ai bisogni della famiglia.

La giurisprudenza, in alcune pronunce, ha già riconosciuto che simili comportamenti, ove dimostrati e collegati al fallimento della convivenza, possono giustificare l’addebito, con conseguenze concrete come la perdita del diritto all’assegno di mantenimento o l’addebito delle spese processuali.

Conclusione

La trasparenza patrimoniale è un requisito essenziale per decisioni giuste e consapevoli. Per l’Osservatorio, una reale parità informativa è il presupposto per decisioni patrimoniali giuste e consapevoli, sia nelle separazioni consensuali che in quelle giudiziali.

Tuttavia, questo obiettivo resta spesso difficile da raggiungere. Molte coppie privilegiano infatti la via consensuale per evitare conflitti, anche quando per anni è mancata una reale condivisione economica. In tali situazioni, eventuali accantonamenti o investimenti non dichiarati possono rimanere nell’ombra, e il coniuge che li detiene non ha alcun interesse a renderli visibili. È un limite strutturale che rende l’infedeltà finanziaria un problema particolarmente insidioso e che, nella pratica, rischia di lasciare uno squilibrio destinato a protrarsi anche dopo la separazione.